5 leggende metropolitane italiane famose

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Noi italiani siamo famosi per molte cose: la nostra inventiva, la nostra creatività e le nostre storie. A tal proposito, oggi vi parliamo di 5 leggende metropolitane italiane famose, che scommettiamo non avete mai sentito prima.

Cosa sono le leggende metropolitane? Semplici invenzioni fantasiose o hanno un fondo di verità? Potremmo fare un parallelismo fake news-leggende metropolitane, poiché entrambe sono utilizzate per descrivere un evento – vero o falso che sia – entrato in circolazione nel discorso pubblico. Tuttavia, a differenza delle fake news (false per definizione), le leggende metropolitane sono narrazioni di eventi accaduti ai giorni nostri e molto spesso la natura apocrifa di queste storie può essere svelata anche da una semplice verifica dei fatti. 

La leggenda metropolitana-tipo è un evento successo all’amico del cugino della zia della suocera della sorella eccetera. Il fatto che non sia verificata destabilizza e allo stesso tempo affascina l’ascoltatore. È per questo che sono così popolari.

Ma ora basta chiacchiere, iniziamo con le leggende metropolitane italiane!

1. Gnomi, elfi e fate in Trentino Alto Adige.

Avete presente i mercatini di Natale? Con le casette di legno, il vin brûlé e tanta neve? Ecco, una leggenda narra che, in passato, gnomi, elfi e fate scendessero a valle, precisamente a Pergine, per vendere giochi e decorazioni alle bancarelle natalizie.

leggende metropolitane italiane
Mercatino di Natale di Trento, attraverso l’obiettivo di @silvia.pics

Inoltre, nelle strade adiacenti ai mercatini, venivano organizzati spettacoli con musicisti, cantanti e giocolieri per intrattenere i visitatori. A tal fine, si dice che gli gnomi lavorassero sul posto per realizzare piccoli oggetti da vendere subito.

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Foto di Colin Osborne su Unsplash

AAA amanti della montagna cercasi: vicino al paese della leggenda (Pergine Valsugana) c’è un bellissimo sentiero – il sentiero degli Gnomi, per l’appunto – in mezzo alla natura in cui si possono incontrare degli gnometti intagliati nel legno. Le sculture sono opere di un’artista locale, Antonino Puleo che con sgorbia e scalpello ha dato vita a questi abitanti del bosco e ha voluto lasciarli vivere all’interno dell’habitat perfetto per loro!

Foto dal profilo Instagram @il_sentiero_degli_gnomi

C’è chi vuole credere che quelle creature esistano e chi invece – come noi – pensa che la leggenda sia nata scambiando un uomo particolarmente basso per uno gnomo. Voi che dite?

2. La leggenda dell’uomo nero

Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do? Lo darò all’Uomo Nero che lo tiene un anno intero! Recitava la ninna nanna che ci cantavano da piccoli. A ripensarci, abbastanza traumatizzante, non credete?

Tra le leggende metropolitane italiane famose non potevo non citare l’Uomo Nero, il cattivo che rapisce i bambini disubbidienti e capricciosi! L’Uomo Nero, il cugino del Gatto Mammone e fratello del Babau, è descritto come un essere amorfo, simile a un fantasma, ma tutto nero.

Non si tratta di una leggenda metropolitana prettamente italiana: esiste anche in molti altri Paesi. I nostri cugini d’Oltreoceano lo chiamano Boogeyman (bogeymanboogyman o bogyman). In Russia è conosciuto come Buka, in Spagna e Sudamerica lo chiamano El Coco; tuttavia il mio preferito è il francese Croquemitaine.

I genitori ricorrevano alla famosa minaccia “Se non dormi chiamo l’Uomo Nero!” per far addormentare i propri figli senza capricci. I bambini più paurosi – come me, lo ammetto – erano soliti dormire con una lucina accesa perché si diceva che fosse spaventato dalla luce, essendo una creatura delle tenebre.

Alzi la mano chi non è mai stato minacciato dai propri genitori di chiamare l’Uomo Nero!

3. Il castello di Montebello e il fantasma di Azzurrina

Continuiamo il tour delle leggende metropolitane dirigendoci al castello di Borgo Montebello (Rimini) nel quale, secondo una leggenda, si aggira un fantasma di una bambina.

Le mura del castello, dal profilo di @ocean815

Si tratterebbe del fantasma di Guendalina Malatesta, nata circa alla fine del 1300, la figlia di un feudatario di Montebello che abitava il castello. Guendalina prende il nome di Azzurrina nella leggenda per via dei suoi occhi azzurro cielo, ma soprattutto per il colore dei capelli: infatti la bambina era nata albina. Per quell’epoca essere albini significava essere streghe o demoni, la superstizione popolare collegava infatti l’albinismo a eventi di natura diabolica.

La madre di Azzurrina, per non correre rischi che potesse essere definita una strega, era solita tingerle i capelli di nero. Purtroppo, però, il colore non attecchiva e il capello risultava essere a tratti blu-azzurro. Il padre le assegnò due guardie del corpo e le vietò di uscire dal castello per non entrare in contatto con gli abitanti del luogo.

Secondo la leggenda, il 21 giugno del 1375 Azzurrina stava giocando a palla sotto gli occhi vigili delle sue guardie del corpo, e si dice che, rincorrendo la palla che le era sfuggita, cadde sulle scale. Al che, le guardie, sentito l’urlo proveniente dalle scale, corsero a controllare. Però, una volta arrivati alla scala non trovarono nessuna traccia della bambina, neppure della palla.

Si dice inoltre che ogni cinque anni, nel giorno dell’anniversario della morte della bambina, accadano eventi strani nel castello. Alcuni visitatori del museo del castello (aperto negli anni ’90) dichiarano di aver sentito dei rumori che ricorderebbero una risata di una bambina.

Questa è una leggenda che mi ha sempre dato i brividi, sia perché sono una fifona sia perché è avvolta da un velo di verità: come dicevo prima, molte leggende metropolitane nascono da eventi veri e vengono tramandate modificando qualche elemento. E voi? Andrete a visitare il castello?

4. La colonna del Diavolo a Milano

Per la penultima tappa del viaggio alla scoperta delle leggende metropolitane italiane ci spostiamo a Milano, città famosa per le sue ataviche leggende.

Sulla sinistra della piazzetta della Basilica di Sant’Ambrogio sorge una colonna romanica che sarebbe l’ultimo pezzo di un edificio di epoca imperiale, eretto verso la fine del terzo secolo da Massimiano. Quella che a prima vista può apparire come una semplice colonna di marmo con il classico capitello corinzio, se osservata meglio rivela due particolari fori sul fusto.

leggende metropolitane italiane
La colonna in uno scatto dal profilo di @pierpy_man

I protagonisti della leggenda sono Sant’Ambrogio e il Diavolo. Secondo la leggenda, il Santo, stufo delle tentazioni del Diavolo, gli avrebbe dato un calcio per allontanarlo da sé e il Diavolo, nella spinta, avrebbe sbattuto la testa contro la colonna, infilzandovi le sue corna. Stando alla leggenda, il Diavolo scomparve attraverso i due fori e si creò una porta verso gli inferi.

Ecco i fori lasciati dalle corna del Diavolo. Foto di @lamusadellastoria

Si narra che dai due fori si possa sentire l’odore di zolfo, accompagnato dal ribollire del fiume Stige. Inoltre, la leggenda vuole che durante la notte precedente Pasqua sia possibile vedere le anime dannate traghettate dal Diavolo in persona attraverso i fori della colonna.

La Colonna del Diavolo si trova in Piazza Sant’Ambrogio – raggiungibile con la linea verde della metropolitana milanese MM2, fermata “Sant’Ambrogio” – esattamente sul lato sinistro della Basilica. Andrete a dare un’occhiata? Da milanese, vi confido che è la mia leggenda metropolitana preferita!

5. I Mazzamurelli del Sud Italia

Per concludere con le leggende metropolitane italiane facciamo un salto nella capitale, come Milano famosissima per le sue leggende popolari. Tra Viale di Trastevere e Via di San Gallicano c’è un piccolo vicolo in cui si dice abitino i Mazzamurelli, degli irriverenti e dispettosi folletti che cambiano le loro sembianze a loro piacimento.

Il Vicolo di Mazzamurelli a Roma

Non c’è una versione ufficiale, in base alla zona geografica la leggenda cambia: c’è chi sostiene che il Mazzamurello fosse un angelo scacciato dal Paradiso e chi invece lo identificava come folletto vispo e dispettoso, che si divertiva a spaventare la gente. Famoso per i suoi dispetti, prende il nome dai termini “mazza” e murello”, per indicare la sua abitudine a picchiare sui muri e a fare dispetti.

Un’altra rappresentazione dell’abitante del Piccolo Popolo, con il suo segno distintivo: il cappello rosso a punta!

Tuttavia, regione che vai, usanza che trovi potremmo dire, poiché in alcune regioni – come la Sicilia – l’etimologia potrebbe indicare “mazza Mori” – come “ammazza i Mori”, termine con cui ci si riferiva ai Saraceni.

leggende metropolitane italiane
Si dice che chiunque riesca a togliere il cappellino rosso possa chiedere in cambio qualsiasi cosa: la creaturina è disposta a tutto pur di riaverlo!

Secondo la leggenda popolare, i Mazzamurelli fungono da ponte con l’aldilà e spesso vengono considerati i portatori di un messaggio da parte di un defunto. Se passeggiando in zona Trastevere doveste sentire dei colpi sul muro non spaventatevi, probabilmente è un Mazzamurello in cerca di un tesoro!

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Marta F. Soldati

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