Cinque anni fa, con il cuore in mano e le lacrime agli occhi, lasciavo la bellissima città di Milano. Una città che consideravo essere casa mia. Ecco la storia di come ho trasformato la mia vita da studentessa a tempo pieno a scalatrice di montagne.

Mi sono trasferita in una piccola uggiosa cittadina nel nord della Francia chiamata Lille.

È qui che ho studiato economia e business per due anni, alla Scuola di management IÉSEG. Ma è anche qui che ho scoperto la vita universitaria, con le sue abitudini buone e cattive. Praticamente, mi ero trasformata in un essere stressatissimo che aspettava solo una festa per scatenarsi.

Avevo smesso di fare sport, perché non avevo tempo o più che altro perché nella mia nuova routine da studentessa non era una priorità.

Ed è stato a quel punto che ho messo su più di 10 chili.

Sì, 10 chili.

Vedete? Non scherzo quando dico 10 chili | Foto di Florine Dori per Kappuccio

Durante il mio terzo anno, ho deciso di provare a fare un’anno accademico all’estero. 

Quell’anno sarebbe diventato uno dei più importanti della mia vita.

Sono andata in Argentina, dove ho conosciuto persone fantastiche, visto paesaggi meravigliosi, goduto del suo clima soleggiato e della sua cucina semplice (tranne le empanadas, quelle sono davvero gustose). Ho davvero trasformato la mia vita in quel momento.

Io con un lama | Foto di Florine Dori per Kappuccio

Ero lì per studiare, ma fin da subito ho deciso di organizzare un viaggio di 4 mesi tra dicembre e marzo. Ho avuto l’opportunità di visitare la Colombia, il Cile, il Perù e la Bolivia, e così via. Sette paesi in totale, incluse Ushuaia, in Argentina, e l’Isola di Pasqua, in Cile.

Durante il viaggio, esattamente il 27 gennaio del 2018, mentre ero nella regione di Atacama, nel nord del Cile, mi sono iscritta per caso a un’escursione chiamata “El Lascar”, ovvero: scalare in un giorno un vulcano alto 5600 m s.l.m.

Non ero minimamente pronta per ciò che quell’esperienza stava per darmi.

È stata una giornata intensa in cima a uno dei vulcani più alti del mondo e, ciliegina sulla torta, uno dei pochi ancora attivi. Quest’esperienza mi ha messa a dura prova.

Le condizioni hanno reso la scalata ancora più difficile: un dislivello di 600 metri, 5 ore di sforzi interminabili e, per finire, la quasi totale mancanza di ossigeno.

Per una ragazza che aveva smesso di fare qualsiasi tipo di sport negli ultimi due anni, è stata una delle esperienze più stremanti della mia vita.

Ma è stata una giornata magnifica.

In cima era tutto perfetto.

Mi sono innamorata della vista. Ho urlato.

Non mi sono mai sentita così viva.

Quest’ultima scalata è stata seguita da molte altre e ho iniziato di nuovo a correre e a muovermi, sentendomi più viva che mai. Adoravo quella sensazione. La fatica di raggiungere la cima e la gloria di arrivare a metterci il piede.

Mi era anche venuta l’idea di un progetto: scalare le 7 cime.

Le 7 cime sono i sette picchi più alti in ogni continente, incluso l’Everest.

E mentre scrivo questo articolo, il 17 ottobre del 2019, posso dirvi che, a ogni respiro che prendo, il solo pensiero che mi frulla nella mente è di realizzare questo mio folle sogno.

Tuttavia, prima di iniziare questo progetto, dovevo cominciare da qualche parte, fare esperienza in qualche modo. Avevo bisogno di imparare a camminare nella neve e sul ghiaccio e sapere come usare una piccozza. Ed è in quel momento che è nato il mio 3/9 Climbing Project.

3/9 Climbing Project è una mia sfida personale che consiste nel raggiungere le cime di 3 montagne in 9 mesi, la durata del mio anno sabbatico. Queste cime sono: il Monte Bianco in Francia, il Monte Aconcagua in Argentina e il Kilimanjaro in Tanzania.

Così mi sono allenata.

Dal maggio 2018 al febbraio 2019 ho perso 10 chili, la trasformazione del corpo è stata più che piacevole da vedere. Mi allenavo 5 o 6 giorni la settimana: corsa, nuoto, scalata, sollevamento pesi. È come se fossero diventati il mio angolo di paradiso. E così ho trasformato ancora di più la mia vita.

Mai stata così bene | Foto di Florine Dori per Kappuccio

Infatti, alla fine, quando è arrivato il primo (di tanti) D-day, dal 4 all’8 di settembre 2019, ho scalato il Monte Bianco. Il giorno in cui ho raggiunto la cima, la montagna si ergeva timidamente a 4810 m s.l.m., nascosta dalle nuvole, tutta innevata e con una temperatura di -20 °C, a volte anche meno.

La scalata è stata davvero dura.

Non sentivo più le dita dei piedi, stavamo camminando nel bel mezzo di una tempesta di neve e avevamo poche speranze di farcela. 

Ma, dopo 7 ore di scalata infinita camminando in quelle condizioni, con un dislivello di 1700 m s.l.m., finalmente una buona notizia: stavamo per raggiungere la cima!

Quando l’ho calpestata ho urlato di nuovo. Come una bambina. Per la difficoltà, per la magia del momento, per tutta la tensione rilasciata che avevo accumulato nell’ultimo anno per rendermi conto di tutto questo.

E per avercela fatta.

Dopo che ho trasformato la mia vita, tutto ciò a cui riesco a pensare adesso è quanto sono impaziente di raggiungere la prossima vetta.

La prossima cima sarà a febbraio, in Argentina, sull’Aconcagua a 6962 m s.l.m., il picco più alto dell’America del sud.

Il mio luogo felice è sicuramente la montagna.

Ogni giorno mi alleno sempre più duramente, per realizzare un sogno che non era neanche lontanamente immaginabile un anno fa, quando da studentessa a tempo pieno sono diventata una scalatrice di montagne.

Se la mia esperienza vi ha toccato in qualche modo, vi sarei molto grata se sosteneste il mio progetto condividendo questo articolo, seguendomi su Instagram @3.9climbingproject e/o facendomi una piccola donazione qui.

Significherebbe molto per me se supportaste i miei sogni. 

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Testo originale di Florine Dori
Modificato da Giulia Zogheib
Tradotto dall’inglese da Marco Lessi

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Categories: Persone Storie