Un novità a Bologna: il Museo Ottocento

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Un nuovo museo ha inaugurato a Bologna: il Museo Ottocento con sede in piazza San Michele 4/C. La posizione centralissima non può che valorizzare il neonato museo e renderlo meta prediletta per chiunque voglia approfondire l’arte bolognese e italiana.

Scopriamo insieme gli artisti e le correnti rappresentate nel Museo Ottocento!

La pittura di storia

Il Museo Ottocento di Bologna presenta un’ampia collezione di dipinti, ben 85, organizzati in 12 sezioni espositive. Dipinti a olio, acquerelli, disegni e bozzetti documentano le principali correnti stilistiche del “secolo lungo” attraverso le pennellate degli artisti bolognesi.

Il museo, che è anche centro di ricerca e sede di mostre temporanee, accoglie il visitatore con una sezione dedicata alla pittura di storia. Qui troviamo infatti il dipinto Cimabue e Giotto di Andrea Besteghi, di cui si conserva anche il bozzetto preparatorio e la stampa. L’opera narra il celebre episodio dell’incontro tra Cimabue e quello che diventerà il suo allievo prediletto, Giotto. Il giovane è intento a disegnare dal vero alcune pecorelle e Cimabue intuisce subito il talento e la rivoluzione realista di cui Giotto si farà protagonista.

La pittura neopompeiana

La seconda sezione del Museo Ottocento Bologna è dedicata alla pittura pompeiana e al suo principale esponente bolognese: Luigi Bazzani. Fu tra i primi artisti a visitare gli scavi di Pompei e a tradurli in numerosi acquarelli.

Il museo espone anche due rari oli su tela dell’artista, Figura Pompeiana e Il foro a Pompei, in cui una coppia di innamorati passeggia romanticamente lungo la Tribuna degli Oratori con il Vesuvio visibile in lontananza.

Il periodo Goupil

Foto di Museo Ottocento

Insieme alla pittura di storia, il Museo Ottocento di Bologna indaga anche la corrente stilistica che prende il nome dal mercante d’arte francese Adolphe Goupil (1806-1893). Si tratta di uno stile che richiama il secolo precedente, il Settecento e l’Ancient Régime.

I suoi massimi esponenti locali sono stati Alfonso Savini e Giovanni Paolo Bedini. Le loro tele vedono protagonisti personaggi vestiti alla moda retrò e riflettono il gusto collezionistico dell’epoca. Suonatore di flauto di Bedini e La serenata di Savini, sono tra le gemme più preziose della sezione.

Verso il naturalismo

L’Ottocento è anche il secolo che in letteratura, come in pittura, scopre il verismo. I pittori indagano la natura con uno sguardo sempre più improntato al realismo. Luigi Busi, Raffaele Faccioli e Luigi Serra sono stati i massimi esponenti di questa corrente artistica, insieme al napoletano Domenico Morelli e al fiorentino Stefano Ussi.

Una tela di grande formato, Il paggio e la duchessa di Busi, accoglie lo spettatore nella sezione. Un interno aristocratico accoglie una donna distesa su una sedia a dondolo, mentre mangia uno spicchio di melone. C’è della tristezza, velata malinconia e forse anche spossatezza. Il malessere potrebbe essere causato anche dalla lettera che regge nell’altra mano. Altre lettere figurano sul tavolino, in attesa di una risposta. C’è qualcosa di molto chiaro e allo stesso tempo di enigmatico nella scena. Mentre l’ambiente è descritto in minuziosi particolari, ci arrovelliamo nel cercare di capire cosa abbia scatenato il malessere della protagonista.

Nella sezione è presente anche Le concerie di via Capo di Lucca di Faccioli, in cui la famosa via del centro storico di Bologna è facilmente riconoscibile, grazie al realismo della rappresentazione. Un gruppo di giovani intento a spogliarsi per fare il bagno nel canale delle Moline viene intercettato da una coppia di poliziotti, che li intima di allontanarsi. Un momento di vita cittadino, immortalato come in un’istantanea fotografica.

L’orientalismo

Foto di Museo Ottocento

Il Museo Ottocento di Bologna non poteva non contemplare anche i fratelli Fabbri: Alberto e Fabio. I due, dopo un viaggio ad Alessandria d’Egitto nel 1886 rimasero stregati dai soggetti esotici, sulla scia di una fascinazione europea e internazionale, che coinvolse le arti, la letteratura e gli arredi nella seconda metà del secolo.

Tra le tele, tutte splendide e curiose, colpisce sicuramente La stanza del piacere di Fabio Fabbri. L’opera che vede come soggetto principale una giovane donna nuda distesa su una pelle di ghepardo attira la nostra attenzione per un secondo soggetto, misterioso ed equivoco. Una figura di spalle, di cui non è possibile intuire il sesso, anche grazie all’ambiguità creata dalla cassa di risonanza dello strumento musicale che impugna. Il gusto orientalista inoltre, descrive sapientemente l’interno creando un’ambientazione coerente e quasi documentaria, più che evocativa.

Accanto alle opere, la sezione presenta anche una deliziosa vetrinetta con fotografie d’epoca e oggetti legati al viaggio in Oriente dei protagonisti.

Il simbolismo

L’Ottocento è anche il secolo in cui letteratura e arti figurative creano un linguaggio di rimandi simbolici alla Natura per veicolare significati complessi e spesso enigmatici. L’Isola dei morti di Arnold Böcklin è senza dubbio l’opera più iconica del simbolismo europeo, ma anche il Museo Ottocento di Bologna conserva testimonianze importanti in merito, tra tutte la tela del bolognese Mario de Maria, che reinterpreta i versi di Gabriele d’Annunzio.

Il pittore e il poeta erano in stretti rapporti, tanto che d’Annunzio definisce de Maria “il pittore delle Lune”. L’Alunna di de Maria, come il titolo suggerisce, è infatti una rappresentazione visiva della poesia di d’Annunzio tratta dalla raccolta Isaotta Guttadauro (1886). I contrasti cromatici del bianco ottenuto dall’utilizzo della biacca e del nero profondo danno vita a un’ambientazione quasi alla Edgar Allan Poe.

I secessionisti

Foto di Museo Ottocento

Non solo Gustav Klimt. Quando si parla di secessionismo è inevitabile pensare al suo massimo esponente europeo, che a Vienna inaugurò un movimento di rinnovamento delle arti in contrapposizione con la tradizione precedente. Anche in Italia, specialmente a Roma e a Bologna tra gli artisti emerse una comune volontà di innovazione e rottura con la tradizione. Tra i suoi protagonisti come Alfredo Protti, Carlo Corsi, Garzia Fioresi e Giovanni Romagnoli, c’è finalmente anche una donna: Emma Bonazzi.

La Bonazzi fu un’artista eclettica: pittrice, grafica e decoratrice. Eccelse nelle arti applicati dedicandosi anche alla decorazione di ceramiche, acquerelli, lavori di ricamo, manifesti e oggetti, come le scatole per i cioccolatini Perugina Dal 1924 fino agli inizi degli anni ’40, per l’azienda umbra Emma Bonazzi ha progettato manifesti, confezioni di lusso in legno, seta, cartone e perfino curato gli allestimenti dei negozi.

Illustra anche un racconto per il “Corriere dei Piccoli”. E ancora, alla XIII Biennale di Venezia, espone il dipinto La Formica e lavora al calendario della Barilla. Nel Museo Ottocento di Bologna è ben documentata con l’olio su tela Giovinezza e acquarelli di piccolo formato dedicati alle stagioni, che esprimono a pieno il gusto secessionista e déco dell’epoca.

L’arte sacra

Il Settecento aveva quasi dimenticato l’arte sacra, così profondamente indagata nella storia dell’arte dei secoli precedenti. Con l’Ottocento si assiste a un recupero delle tematiche sacre, anche da parte di pittori come Fabio Fabbri, che con il suo Ecce Homo, catalizza l’attenzione dello spettatore.

Cleto Tomba è un altro fautore del ritorno al sacro. L’artista sceglie la dimensione del piccolo formato, come dimostrano la Madonna con Bambino e il presepe con statuine in terracotta dipinte. Il presepe consta di ben 70 statuine creato dall’artista nel corso degli anni ed è esposto solo durante il periodo natalizio. Tomba voleva ottenere la carica di professore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e fece dunque un voto alla Chiesa di Santa Maria Maddalena, donando una statuina ogni anno.

Anche Luigi Bertelli, pittore famoso per i suoi paesaggi a metà tra macchiaioli e impressionisti, è presente con una Sacra famiglia con San Giovannino.

La ritrattistica

Il percorso espositivo del Museo Ottocento di Bologna si conclude con una sezione dedicata alla ritrattistica. Tra le opere, colpisce il Ritratto della Signora Zanelli di Alessandro Scorzoni. La donna è raffigurata ruotata verso destra, con lo sguardo rivolto al di fuori del campo pittorico. L’articolato cappello e la pelliccia sottolineano lo status sociale elevato della protagonista, moglie di un famoso medico, scrittore e giornalista cittadino, Carlo Felice Zanelli.

Un ritratto spicca più di tutti però, per l’esoticità del soggetto: è lo Zuavo di Alberto Fabbri. L’uso della matita e della biacca per definire i particolari del volto come i baffi e le medaglie al valore è impressionante.

Perché è importante il Museo Ottocento di Bologna

Il Museo Ottocento di Bologna colma un vuoto conoscitivo ed espositivo. Nonostante una primissima fortuna, il “secolo lungo” conoscerà una graduale e profonda perdita di riconoscimento, a causa del mutamento di gusto nel mondo dell’arte e del collezionismo. Prima di Giorgio Morandi e dopo dei Carracci, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani e viaggiando a ritroso nella storia di Vitale da Bologna e Properzia de’ Rossi, la città felsinea ha avuto artisti di grande valore.

Il Museo Ottocento ne recupera la memoria, aiutandoci a riscoprirli e ad apprezzarli. Una direzione e uno staff giovane e capace sono la ciliegina sulla torta! Il progetto é inoltre no profit: il ricavato dalla vendita dei biglietti è destinato a borse di studio a favore degli studiosi del periodo.

📍Museo Ottocento
Indirizzo:
Piazza S. Michele, 4C, 40125 Bologna BO
Orari: dal martedì alla domenica 10.00-19.00
Biglietti: Intero: € 10,00 (con possibilità di visita guidata ITA/ENG inclusa)
Ridotto Card Cultura / Bologna Welcome Card: € 7,00 (con possibilità di visita guidata ITA/ENG inclusa)
Sito


A questo punto non vi resta che visitare il nuovo Museo Ottocento di Bologna e raccontarci nei commenti la vostra esperienza!

Se state programmando una gita a Bologna, non perdetevi anche l’itinerario artistico della città e i musei gratuiti della città.

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In copertina foto di Museo Ottocento

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Asia Graziano

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