Ciao a tutti! Mi presento: mi chiamo Marco, 20 anni, Gemelli (ci tengo a precisarlo), nato a Milano. Sogno nel cassetto: diventare un interprete. È perciò che mi sono trasferito qui, da dove vi scrivo, a Barcellona. Una città affascinante per molti, non bella per tutti ma connubio perfetto tra antico e moderno, sempre al passo con i tempi, oggi ve ne parlo da non-turista. E dopo pochi mesi nella capitale catalana, vorrei condividere con cosa vuol dire trasferirsi in un’altra città, e come Barcellona vi assicuro che ce ne sono poche.

Il porto di Barcellona
  1. Essere spontanei

    Comincio col spiegarvi cosa vuol dire trasferirsi a Barcellona confessandovi di essere abbastanza riservato (e a Milano di certo non ti aiutano a non esserlo!) però, da quando sono qui, ho imparato a essere più aperto e più spontaneo. Qui nessuno si scandalizza se sul treno uno sconosciuto ti chiede che libro stai leggendo o se al parco ti chiedono che ore sono (“¿Tienes hora?”). Certo, non vuol dire che tutti gli spagnoli, o meglio, catalani, siano così, ma è pur vero che sono più accoglienti e in generale, più appassionati alla vita. Un po’ come il nostro beneamato Sud Italia, come mi piace pensare.

  2. Essere solidali

    Sempre mantenendomi sull’onda del primo punto, voglio dirvi che i catalani sono molto solidali. Sanno lavorare in squadra e lo fanno fin da piccoli (e non mi riferisco solo agli Scout, che qui chiamano “Esplai”, carino no?). Di fatto, nel quadro dei recenti événements che hanno scosso la capitale catalana, io, italiano intruso e ben ignaro di politica spagnola (ma non così ignaro!) mi sono ritrovato immerso in un dibattito politico che sembrava includere tutti, ma proprio tutti, l’italiano ignaro incluso! Questo porta i catalani anche ad avere una precisa organizzazione interna, qualsiasi sia l’ambito. Così ho imparato che fare squadra è importante anche quando si tratta di piazzare meticolosamente i bidoni della spazzatura di fronte all’entrata dell’università, in segno di protesta (sì, ho le foto che lo provano).

    Bidoni posti di fronte all’entrata dell’UAB in segno di protesta per l’indipendenza
  3. (Non) Essere alla moda

    Avviso ai naviganti: non compro da Gucci o Armani! Però come ben immaginerete, sono italiano e gli accostamenti di colori, di trame, di stili li ho nel sangue (in effetti da piccolo ho sempre voluto fare lo stilista… ma bisognava fare una scelta no?). Purtroppo nella maggior parte degli spagnoli non ho riscontrato questo senso artistico nonostante ci siano i negozi che tutti conosciamo. C’è tuttavia un bellissimo vantaggio dovuto a questa “trasandatezza”: non importa come ti vesti, in pochi perderanno tempo a giudicarti. Questa è una delle cose che ho imparato e, visto il mio stile spesso eccentrico (almeno così dicono), che mi piace di più.

  4. Essere bilingue

    Che dire, come interprete incallito e appassionato del linguaggio vivere in una città dove tutti sono bilingui è semplicemente squisito. Continuare a migliorare il mio spagnolo di per sé è molto soddisfacente, ma anche scoprire il catalano, il figlio illegittimo del francese e dell’italiano, mi ha entusiasmato. Ed è proprio entrando in contatto con questa lingua che ho capito uno dei motivi del perché i catalani siano ben diversi dal resto della Spagna. Ora ne ho la conferma: crescere con più di una lingua nella testa ti rende davvero più aperto, pronto per i cambiamenti, tollerante e anche più educato (e più indipendentista!).


  5. Essere se stessi

    Trasferirsi a Barcellona ha significato ricominciare da zero in una nuova città. Ciò può veramente darti la libertà di scoprire chi sei e di esserlo senza farsi intimorire dai pregiudizi. Non ti lasci alle spalle tutta la vita che hai vissuto fino a quel momento, ma ne inizi una nuova con tutta la consapevolezza di quella precedente. Per iniziare un’avventura come questa mi hanno detto che ci vuole coraggio, o forse no, forse basta solo conoscersi un po’ più a fondo.


    Dopo avervi raccontato le 5 cose imparate trasferendomi a Barcellona, non potrei altro che dirvi che per quanto mi riguarda, la Spagna è davvero meravigliosa, e qui sto finalmente realizzando i miei progetti e i miei sogni. Certo, la famiglia e gli amici (e la pizza!) mi mancano molto, ma grazie a questa esperienza sono riuscito a capire che non si è mai davvero soli e che gli amici si trovano sempre. La vita è fatta di alti e bassi e le cose cambiano inevitabilmente ma bisogna saper guardare il lato positivo in ogni situazione e far tesoro dell’esperienza (alla fine, la pizza c’è anche qui dai).

Alla prossima!

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