Monet in mostra a Genova

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In un splendido venerdì di Aprile, la città di Genova ha fatto da sfondo a uno dei più grandi artisti mai esistiti: Claude Monet. Monet in mostra a Genova è stata una di quelle occasioni che non capitano spesso nella vita. Trovarsi faccia a faccia con il maestro dell’Impressionismo. Il suo inconfondibile stile pittorico. La ricerca ossessiva di luce e colori che, in una fase complicata, lo ha mostrato vulnerabile e fragile come solo gli uomini mortali possono essere. Mentre la sua leggenda, che ha travalicato le ere, profuma ancora oggi di un’immortalità inconfondibile.

A un mese dal termine di questo straordinario evento, Kappuccio riprende il filo per accompagnarvi attraverso le stanze abbellite dal talento inarrivabile di Claude Monet. Colui che voleva dipingere l’impossibile, ma ha tracciato un solco concreto nel terreno dell’arte. Dove rigogliosi sono cresciuti i fiori colorati del suo giardino più bello.

La mostra di Monet a Genova

Monet in mostra a Genova
Ingresso della mostra @nicoletta

Oltre 40 opere sono rimaste esposte da febbraio a maggio 2022 negli spazi del Munizioniere di Palazzo Ducale a Genova. Provenienti dal Museè Marmottan di Monet a Parigi, che possiede il nucleo più vasto di dipinti dell’artista. La carriera di Monet ripercorsa attraverso alcune delle realizzazioni più intime del pittore. Nelle quali è stato possibile concretamente cogliere il suo amore per la natura e il paesaggio. Mai esposte, quando era in vita, hanno ricondotto i visitatori agli anni di Giverny, dove creò il suo capolavoro più bello, il giardino nel quale far crescere le proprie muse.

Monet in mostra a Genova: l’allestimento

Tra le stanze ovattate di un’atmosfera quasi irreale si sono posati i paesaggi della costa normanna, i fiori di ogni forma o tipologia, i luoghi più diversi, tutti “semplicemente” catturati dal pennello di un artista. Di notevole impatto. Come anche le installazioni visive che immergevano, sin dal principio della mostra, nell’universo profondo di Monet. O il filmato, da godersi in una nicchia approntata per l’occasione, riguardante la sua vita. Grazie al quale carpirne ancora di più i segreti. Laddove opere ed esistenza si fondevano in un tutt’uno.

Il percorso espositivo è stato articolato in ordine cronologico. La curatrice, Marianne Mathieu, storica dell’arte, è direttrice scientifica del Musée Marmottan Monet. Sette erano le sezioni in cui è stata suddivisa per raccoglie tutti i temi classici dell’Impressionismo e della ricerca intorno alla luce da parte del maestro. I primi lavori che hanno raccontato la rivoluzione della pittura en plein air. Il suo stile fatto di corpose, ma delicate, pennellate, la luce ora debole, ora accecante. I soggetti tipici e le tematiche del cuore, i grandi paesaggi, rurali e urbani, i salici piangenti, le rose, i ponti orientali e poi ancora le ninfee e i glicini. La natura, ritratta con ogni sua sfumatura.

Il Museè Marmottan

Monet in mostra a Genova
Ritratto di Paul Marmottan di Johan Georg Otto von Rosen

Alla morte del padre fu Michel Monet a riceverne la preziosa eredità. Come anche l’intera proprietà di Giverny, la quale però venne custodita dalla sorellastra Blanche fino al 1947. Quando nel 1966 anche Michel morì, in un incidente automobilistico, fu il Musèe Marmottan il beneficiario del suo straordinario lascito artistico.

Paul Marmottan era stato un cultore del periodo ottocentesco, un viaggiatore instancabile, nonché fervente collezionista. Sommava queste sue passioni e, attraverso i frequenti spostamenti, aveva occasione di venire in contatto con mercati d’arte e partecipare ad aste, arricchendo così la propria personale collezione.

Nel 1932 donò all’Accademia di Belle Arti di Parigi il suo palazzo perché ne venisse realizzato un museo. Inaugurato nel 1934, ebbe tra i primi visitatori Eugene e Victorine Donop de Monchy, precursori di donazioni di dipinti impressionisti che, assieme alle successive, formeranno quel patrimonio ancora oggi conservato e mirabile.

Un Maestro e la sua ricerca

Monet in mostra a Genova
Monet @nicoletta spinozzi

Claude Monet nacque a Parigi nel 1840 e morì a Giverny, il suo regno, nel 1926. Per tutta la carriera rimase sempre fedele ai principi dell’Impressionismo. La sua veduta di Le Havre nel quadro Impressione al levare del sole del 1872 fu presa, inizialmente in senso dispregiativo, come modello per indicare appunto il movimento artistico che ne derivò. Dedito alla cattura degli effetti di luce. Nonostante un’evidente evoluzione nel tratto e nell’uso degli strumenti pittorici. A tal punto che in principio le figure umane e i paesaggi rappresentavano ancora modelli certi, mentre nelle fasi successive, la sua idea costante fu rivolta solo ed esclusivamente alla natura. Giungendo all’apice negli ultimi anni, durante i quali si dedicò a un unico soggetto: le ninfe. Spesso in vita venne deriso per la mancanza di concretezza delle sue opere, ma lo sforzo assiduo e la sperimentazione fiera che fuoriescono dalle tele lo hanno reso nel tempo figura incomparabile della tavolozza.

Monet in mostra a Genova
Lo strumento per eccellenza @nicoletta spinozzi

Le opere esposte

Talvolta le immagini parlano più di mille parole. Soprattutto quando ci si trova in estatica ammirazione di tanti capolavori. Bisogna davvero ritrovare la razionalità per descriverli o bastano le emozioni che superano ogni limite a spiegarne il senso? Basterebbero, ma, un breve accenno, per sommi tratti, non guasta lo stesso. Se poi si tratta di vocaboli dolci ancora di più.

Che sia la magia di una città come Londra, con il sole prigioniero della foschia, e i suoi raggi scomposti, la protagonista. I fiori rossi provenienti dalla Cina: le emerocallidi. L’insieme del suo giardino degli stagni, dove il prevalere di un colore floreale, in un determinato punto, che fosse ancora rosso o invece blu, rifletteva anche la sua condizione di salute. (Dopo i problemi agli occhi solo nel 1923 recuperò la percezione del colore). O magari un solo albero, che occupava un intero spazio tra la cornice, un salice e la sua triste vitalità. Ancora simboli di personali vicissitudini, come la morte dell’adorata moglie Alice.


Questo è ciò che ci ha lasciato visitare Monet in mostra a Genova. Un sasso lieve, nello stagno dei nostri, di pensieri. Che oggi a distanza di mesi riaffiorano prepotenti trascinati da onde pacifiche e armoniose, quelle che solo la cultura può donare. Per scoprire altre pietre preziose, detergere l’anima e arricchirvi vi consigliamo questo nostro articolo: Le mostre più interessanti del 2022. Non dimenticate infatti che in autunno, a Roma, arriverà Van Gogh!

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Nicoletta Spinozzi

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